La relazione medico-paziente nell’epoca delle biotecnologie e della web-medicine

– di Carlo Pasetti –

Abitualmente di Bioetica si parla poco sui grandi mezzi di comunicazione, tranne quando grandi temi o casi “clamorosi” giungono all’opinione pubblica, generando dibattiti spesso accesi e laceranti in quanto per lo più influenzati da fattori emotivi e ideologici o strumentalizzati da visioni politiche.

Questo argomento ha lo scopo di fare una carrellata sulle trasformazioni della relazione medico-paziente (RMP) dagli albori della medicina ai nostri giorni, cercando di calarsi in un contesto di  etica applicata alla prassi clinica e  di evitare il più possibile preconcetti su base teorica.

E’ indubbio che da Ippocrate ai nostri giorni moltissime siano state le trasformazioni e le conquiste della medicina,  che hanno contribuito a migliorare sensibilmente la salute, la Qualità di Vita e l’età media della popolazione, oltre a sconfiggere malattie un tempo ritenute inguaribili;  parallelamente a certi innegabili successi si è assistito ad una  profonda trasformazione della RMP, che ha progressivamente abbandonato le sue caratteristiche psicologiche, relazionali e consolatorie basate sulla fiducia, sulla capacità d’ascolto e sull’empatia per incanalarsi sempre più su binari esclusivamente di tipo tecnico-scientifico. 

Con l’esercizio odierno della medicina infatti la raccolta dell’anamnesi,  l’esame obiettivo,  la  comunicazione della diagnosi e della prognosi sono andati sempre più sfumando la loro importanza, orientando invece la prassi clinica quotidiana a privilegiare gli esami di laboratorio o quelli radiologici, attraverso i quali spesso il paziente viene a conoscere la diagnosi, e la prognosi, della propria malattia, senza tenere in alcun conto variabili di grande rilievo come la sua personalità premorbosa , i suoi meccanismi difensivi , le risorse famigliari su cui può contare.

 Non va dimenticato in proposito che l’atto medico è prima di tutto un incontro, basato sì su elementi tecnico-scientifici e operativi ma che non può prescindere dagli aspetti  comunicativi, transferali,  controtransferali ed etici che anche ai nostri giorni  non possono essere trascurati.

La RMP  nel periodo arcaico era essenzialmente di tipo magico-empirico, la malattia era vista come una sorta di punizione divina all’interno della quale la figura del medico assumeva valenze spiccatamente onnipotenti e sacrali, ponendosi egli come ponte tra il malato e gli dei e avvalendosi spesso di pratiche coreografiche e rituali esoterici nel tentativo di liberare il paziente dalle colpe commesse (relazione di tipo paternalistico le cui caratteristiche sono state molto difficili  da eradicare fino a poche decadi or sono); tali valenze infatti perdurarono ancora a lungo, almeno in parte, anche nel Medio Evo e nel XIX° secolo, specialmente in certe  società e culture caratterizzate da un pensiero ancora elementare, fino ad essere poi gradualmente abbandonate nell’epoca moderna e contemporanea a favore di una relazione di tipo utilitaristico o contrattualistico , oggi nettamente prevalente soprattutto nelle nazioni anglosassoni.

In queste trasformazioni è indubbio abbiano giocato un ruolo fondamentale due principali fattori: l’imporsi del Principio d’Autonomia (e delle sue emanazioni principali quali il Consenso Informato e le Direttive Anticipate) e l’irruzione a volte brutale nella RMP della Web Medicine.

Se l’imporsi del principio d’Autonomia era certo doveroso e necessario per portare il paziente al centro dei processi decisionali sui trattamenti che lo riguardano, in modo che la tanto decantata “centralità” non fosse solo uno slogan congressuale o una buona intenzione, l’entrata irruente di Internet in medicina ha certo comportato grandi sconvolgimenti nella RMP tradizionale.

Va sottolineato che il superamento del modello paternalistico della RMP era certo necessario (anche se specialmente in certi contesti di malattia invalidante e progressiva l’azzeramento di ogni autonomia rende indispensabile la riscoperta della Beneficialità-il “Bene” del paziente”- di derivazione ippocratica e cristiana), ma l’intervento di quel potente e spesso autoreferenziale mezzo di comunicazione rappresentato da Internet  in medicina se ha comportato elementi positivi, che non si possono negare, ha anche inferto duri colpi alla RMP che ne è uscita profondamente stravolta tanto da necessitare di essere  ridisegnata con grande attenzione, prudenza e buon senso clinico.

Certo è vero che alcuni  cambiamenti positivi indotti dalla Web Medicine non possono essere ignorati, in particolare:

  1. la crescita della cultura medica della popolazione
  2. la possibilità di ricercare una seconda opinione, oltre a quella del proprio medico
  3. il desiderio di effettuare trattamenti diversi o ulteriori approfondimenti diagnostici
  4. la possibilità di migliorare strategie di prevenzione e attuare terapie o controlli a distanza con la telemedicina
  5. il conoscere tempestivamente i risultati dei trial clinici più recenti
  6. il confrontarsi a distanza con pazienti affetti dalla stessa malattia anche attraverso le associazioni di malati e famigliari

Se si analizzano invece anche gli aspetti negativi dell’uso indiscriminato e acritico del Web,  non possiamo d’altra parte negare il grande rischio  di certi  fenomeni:

  1. il ricevere le notizie a pioggia vorticosamente e senza possedere le sufficienti capacità critiche e le conoscenze per valutarne le fonti e l’attendibilità
  2. la  grande pericolosità dello scavalcamento del proprio medico curante, innescando pericolose derive di autodiagnosi e autocura
  3. le numerose fake news che vi compaiono, autolegittimantesi o dettate spesso da motivi esclusivamente di mercato e intrise da pesanti conflitti di interesse
  4. il favorire illusori “viaggi della speranza” nel tentativo di ricevere messaggi diversi da quelli prognosticamente sfavorevoli  che il paziente può avere ricevuto dalla medicina ufficiale
  5. il frequente innesco della “cybercondria”, vissuto che induce il paziente a “sentirsi addosso” tutti i sintomi della malattia che sta leggendo
  6. l’incauto acquisto di prodotti farmaceutici, spesso privi di ogni controllo di qualità, a fini estetici, sportivi, sessuali etc. con conseguenze a volte  disastrose

Visti ad una prima analisi gli aspetti positivi e quelli negativi della Web Medicine tenderebbero sostanzialmente ad equivalersi, anche se occorre evidenziare come la RMP dovrebbe basarsi su una conoscenza e una fiducia reciproche, oltre che sull’empatia e sulla relazione d’aiuto, componenti basilari e non accessorie dell’atto medico che nessun p.c. è in grado di sostituire.

 Va poi sottolineato che il medico, che potrebbe sentirsi  sotto accusa o non all’altezza di conoscere le più recenti acquisizioni diagnostico-terapeutiche, nel timore di sbagliare o di essere citato in giudizio (sempre più frequenti sono infatti le cause intentate dai pazienti nei confronti di medici o di strutture ospedaliere) potrebbe  rifugiarsi nella sempre più dilagante “medicina difensiva”, prescrivendo numerosi esami  difficili, costosi e talvolta inutili oppure delegando ad altri colleghi l’onere di certe decisioni  difficili e problemizzanti.

E’ indispensabile, in conclusione, che i protagonisti dell’atto medico (medico, paziente e  caregiver, il cui ruolo in certi contesti è da ritenersi fondamentale), mantengano sempre un rapporto di stima e fiducia che ricalca il modello dell’alleanza terapeutica , senza enfatizzare i grandi successi della medicina odierna che potrebbero slatentizzare nel medico pericolosi sensi di onnipotenza e nel paziente sentimenti di depressione, sfiducia o abbandono.

Occorre ricordare che, anche con le più avanzate tecnologie di cui oggi dispone, la medicina rimane sempre, come affermava Ippocrate, un’arte, una scienza che deve ancora convivere con tante variabili e con un certo margine di incertezza e imprevedibilità, da qui la necessità che non si perda mai la misura ed il senso del limite, elementi che non si apprendono sui libri ma che devono essere elaborati  e introiettati con l’esperienza;  in altre parole anche in ambito delle più elevate eccellenze scientifiche il medico non deve mai smarrire l’etica della cura, la capacità d’ascolto, l’empatia e l’accompagnamento relazionale anche nelle fasi avanzate di malattia a prognosi infausta, presupposti  etici che non devono essere considerati opzionali ma basilari e parte essenziale delle proprie capacità cliniche e che dovrebbero  essere più valorizzati a livello formativo nelle scuole degli operatori della salute.

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