IL MANIFESTO – ottobre 2012

Posted on by on ottobre 30th, 2012 | 0 Comments »

LAMPONI PER LA PACE
di Mario Boccia

Credo che le donne della cooperativa «Insieme» di Bratunac, in Bosnia-Erzegovina, meritino un Nobel per la Pace collettivo per avere riacceso una speranza per il futuro in un luogo dove, diciassette anni fa, il sonno della ragione ha partorito mostri. Srebrenica è il nome più noto. Chi ci viveva, o ha visto quella terra dopo lo scempio, capisce di quale miracolo sto parlando.

Queste donne hanno dimostrato che ricominciare è possibile e che si può ricostruire un’identità collettiva contro le divisioni imposte dalla guerra. Cercare di dividerle in serbe-ortodosse o musulmane è rendersi complici di un crimine. Sono operaie, agronome e contadine. Donne nate in Bosnia Erzegovina. Sono lo stesso popolo.
Hanno capito subito che per far vincere la pace non bastava ricostruire tetti sotto i quali abitare o chiese e moschee dove pregare. Era necessario ricostruire le condizioni per vivere, prima tra tutte il lavoro, da condividere nella comunità ricomposta. Per sconfiggere la cultura della guerra, hanno avviato un processo di elaborazione del lutto basato sul riconoscimento del valore del dolore dell’altro, non più inteso come nemico (come vorrebbero i nazionalisti) ma come vittima della stessa violenza. Sono uscite dal rancore per ricostruire la vita. Questo è il valore etico incalcolabile dell’impresa messa in piedi nel 2003 da un gruppo di «pacifiste in pratica», come la loro presidente, Radmila (Rada) Zarkovic, ama definirsi. Il risultato è che nel comune di Bratunac c’è una delle percentuali più alte (il 35%) di ritorni a casa delle persone «di etnia diversa» scacciate durante (e dopo) la guerra.
La cooperativa ha puntato a riattivare l’economia rurale sulla base della coltivazione di piccoli frutti, lamponi e fragole. La zona gode di un clima favorevole, e fino al 1991 il villaggio rientrava nella maggiore zona di produzione di piccoli frutti della Jugoslavia, che si sviluppava su entrambi i versanti della Drina: tanto che il 90% della popolazione del villaggio era legata, direttamente o indirettamente, alla produzione di lamponi, di varietà adatte alla surgelazione e alla trasformazione (succhi di frutta, concentrati, marmellate, sciroppi e altro)
Rada Zarkovic e Skender Hot erano lo scorso fine settimana a torino, al Salone del Gusto- Terra madre. E’ stata un’occasione per assaggiare marmellate e succhi prodotti dalla cooperativa, e per conoscere questa esperienza straordinaria. In nove anni di vita la Cooperativa è cresciuta, anche se i conti restano in rosso. Il fatto è che la piccola frutta surgelata della Bosnia-Erzegovina (lamponi, mirtilli ecc.) non è più competitiva con quella di altri paesi neo-membri della comunità europea (che godono di sostegni economici alla produzione inesistenti in Bosnia-Erzegovina). Per riconvertire la produzione dal semplice prodotto surgelato a prodotti elaborati (marmellate e succhi di frutta) la cooperativa ha dovuto ricorrere a prestiti bancari. Ma la ricerca di canali di commercializzazione per i nuovi prodotti di alta qualità richiede tempo – mentre le banche non aspettano. E’ decisivo trovare sbocchi di vendita: in Italia la cooperativa ha potuto finora contare sull’appoggio di una rete di amicizia e solidarietà radicata nel mondo pacifista., ma da novembre marmellate e succhi di Bratunac saranno in distribuzione anche nei punti vendita della Coop-Nord-Est. Marmellate al sapore di pace, che aiuteranno la cooperativa a sopravvivere.

« LEGGENDARIA – maggio 2012
La Cooperativa Insieme on line »