Contesto

Bosnia Erzegovina

Dall’inizio di aprile del 1992, dopo il collasso della Jugoslavia, la Bosnia Erzegovina ha sofferto una sanguinosa guerra d’aggressione alla sua integrità territoriale, terminata nel novembre 1995, con la firma degli accordi di Dayton. Tre anni e mezzo di guerra hanno prodotto: più di centomila morti; migliaia di scomparsi; più di due milioni di profughi; migliaia di persone con danni permanenti; economia ed infrastrutture distrutte. La guerra ha provocato un cambiamento della struttura demografica della popolazione, come risultato delle operazioni di “pulizia etnica” dei territori.

Il comune di Bratunac si trova sulla riva occidentale della Drina, al confine tra la Bosnia Erzegovina e la Serbia, a pochi chilometri da Srebrenica. Come quest’ultima, fa parte della Republika Srpska (una delle entità che costituiscono la Bosnia Erzegovina di oggi). Dal 1992, l’area è stata teatro di scontri durissimi. La cittadina di Srebrenica, enclave a maggioranza musulmana in un territorio a maggioranza serbo ortodosso, fu dichiarata area protetta dalle Nazioni Unite che lì posero una propria base militare. Per questo motivo molti bosniaci di religione musulmana (bosgnacchi) cacciati dalle proprie case, cercarono rifugio entro i suoi confini. Così è stato anche per molte famiglie che risiedevano a Bratunac. L’11 luglio 1995 l’esercito serbo bosniaco violò l’area protetta ed entrò a Srebrenica commettendo un massacro sistematico degli uomini musulmani, inclusi i giovanissimi e gli anziani. Le vittime stimate sono più di ottomila, alcuni dei quali ancora in corso d’identificazione (con l’analisi del dna). Le donne e i bambini sopravvissuti furono trasferite forzatamente in campi profughi, fuori dal territorio controllato dai serbo bosniaci (dove la maggior parte di loro ha vissuto fino al 2004).

Si è trattato di una strage di dimensioni inaudite, la più grande commessa in Europa dopo la seconda guerra mondiale. Il solco di odio e diffidenza reciproca tracciato è profondissimo.

Nel comune di Bratunac l’81% delle abitazioni civili sono state distrutte o danneggiate gravemente nella guerra, oppure occupate da persone che non ne avevano diritto. Eppure in quest’area della Bosnia il ritorno di chi è stato costretto a fuggire è più alto che nelle zone circostanti della R.S. Si stima che il 30% della popolazione bosgnacca di prima della guerra sia rientrato nel comune. I nuclei familiari sono tuttora frequentemente formati da donne capofamiglia con anziani e giovani a carico. Gli aiuti internazionali per la ricostruzione delle case non sono bastati a garantire la ripresa della vita. L’assenza di lavoro potrebbe favorire un nuovo esodo, soprattutto da parte dei più giovani e dei nuovi nuclei familiari. Creare nuove opportunità di lavoro è più che mai necessario. In una situazione economicamente depressa è difficile ricostruire relazioni tra i differenti gruppi umani (etnico-religiosi) che la guerra ha artificialmente contrapposto. Al contrario, lavorando uniti per poter rimanere nella propria terra, è possibile ricominciare a vivere insieme e rappresentare un esempio per l’intera Bosnia Erzegovina. Se si può fare qui, sarà possibile ovunque.

CONTESTO GEOGRAFICO

La Drina presso Bratunac

Dal punto di vista geografico, quella di Bratunac è una grande area agricola, che si estende tra la riva occidentale della Drina e le colline che ne delimitano il confine.

E’ frazionata in piccoli appezzamenti a gestione familiare, di dimensioni che variano tra i 1.000 e i 5.000 metri quadrati. I terreni sono destinati principalmente alla coltivazione di lamponi e di altri piccoli frutti (more, mirtilli, fragole), anche se non mancano gli orti per il consumo familiare e piccoli pascoli per bovini e ovini. Il Comune si trova ad un’altezza di circa 200-550 metri sul livello del mare, ed il clima è favorevole alla coltivazione dei piccoli frutti (inverni miti, piovosità adeguata, temperature medie estive attorno ai 25°C).